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giovedì, 09 agosto 2007

IMMORTALE ODIUM di Rino Cammilleri



IMMORTALE ODIUM di Rino Cammilleri

Immortale Odium
Rizzoli, Milano 2007
pp. 398
codice ISBN: 978-88-17-01511-0
prezzo: 19 euro


“Qualcuno ha riesumato un’antica società segreta.
Qualcuno ha suggerito un piano grandioso.
Qualcuno ha indicato il modo per metterlo in atto.
Il resto è andato avanti da solo”.
Questa la quarta di copertina.


  E sull’aletta interna della copertina del libro si legge:
Roma, 13 Luglio 1881. Il buio della notte è rischiarato dalle fiaccole che accompagnano la salma di Pio IX dal Vaticano alla chiesa di San Lorenzo in Lucina. Ma piomba sul corteo funebre una banda di fanatici anticlericali. Vogliono gettare la bara del Papa nel Tevere. I reduci dell’assalto, a ricordo dell’impresa, si fregiano di una medaglia con la scritta “Immortale odium et numquam sanabile vulnus”.
Tanti anni dopo, qualcuno comincia ad ucciderli uno ad uno. Don Gaetano Alicante, ex poliziotto e sacerdote sui generis, si mette in moto. Lo affianca il figlioccio don Nicola, gracile e perennemente logorato dai suoi stessi pensieri.
Guidati su una pista inattesa durante un rito di esorcismo a cui si trovano ad assistere, i due presto si accorgono di avere a che fare con un nemico inafferrabile, potente, mefistofelico.
Anche un commissario di polizia, massone e scettico, sta indagando sugli omicidi. E c’è una società segreta che si riunisce in un luogo misterioso nei pressi di Napoli. E’ in atto un piano infernale che deve assolutamente essere fermato. Prima che sia troppo tardi. Ambientato in un’epoca sconvolta da ideali violenti, delitti efferati e passioni mai sopite, Immortale Odium prende le mosse da un fatto storico per indagare gli aspetti più torbidi dell’animo umano e il lato oscuro del potere”.
Precisato il riassunto della nuova fatica letteraria di Rino Cammilleri (da non confondere con Andrea Camilleri creatore del fortunato commissario Montalbano; entrambi però sono siciliani), mi accingo a proporre una mia riflessione sul libro.
La prima cosa che salta agli occhi, anche dei lettori profani o digiuni di narrativa di matrice cattolica, è che qui abbiamo per le mani un libro dalla trama avvincente, che trascina il lettore fino all’ultima pagina. Lo stile è secco, preciso, sciolto, ironico al punto giusto, che non si perde in inutili descrizioni, che mette a fuoco ogni elemento nella sua giusta misura. Sembra di leggere un best-seller, solo che – caspita – è un best-seller cristiano!
Tanto di cappello a Cammilleri che con questa “operazione” letteraria (mi si passi il termine) contribuisce a rompere il pregiudizio nella mente di tanti lettori secondo cui il romanzo cristiano è qualcosa di prolisso, noioso e poco moderno.
La seconda cosa che fa amare il libro è il suo contenuto storico. Davvero impressionante. Anzi, è proprio la mole di fatti storici citati a dare spessore a questo romanzo e a conferirgli un valore di “testimonianza” del clima di quell’epoca. Vale la pena leggerlo anche solo per farsi un’idea di cosa sia stata la massoneria, di quale smisurato odio abbia covato nei confronti della Chiesa e dello Stato Pontificio.
L’unica pecca, a mio avviso, è il fatto che in alcuni punti gli excursus storici prevalgano sulla trama e sui personaggi: pur non diventando mai pesante la trattazione, tuttavia il lettore ha l’impressione che in quei punti la penna sia scivolata di mano all’autore e che questi si sia concesso alla vis polemica contro le birbonate dei massoni e dei fanatici della setta dei Maccabei. Insomma, la storia eccede al racconto, se così si può dire.
Per carità, sono indugi assai godibili e dunque perdonabili: in questi casi si sente l’impronta apologetica dello scrittore.
E veniamo ai personaggi. I tre principali, Don Gaetano Alicante, don Nicola Esposito e il commissario Giorgio Ribaudo, sono ben “costruiti”, benché questa sia una parola da bandire nell’analisi letteraria perché offre l’idea fuorviante che un personaggio si costruisca a tavolino. In realtà i personaggi veri nascono dalla penna e dal cuore dello scrittore, che è tanto più meritevole di lode quanto più riesce ad infondere vita propria ai suoi personaggi.
Infatti una delle cartine di tornasole di un buon romanzo sono i dialoghi. Essi rappresentano uno degli strumenti principe in mano allo scrittore per analizzare ed approfondire i suoi personaggi, per delineare ambientazioni (memorabile la scena dell’esorcismo nel capitolo nono).
Un bellissimo dialogo ad esempio lo si trova già all’inizio, quando don Alicante (possibile simbolo della vecchia generazione pre-unità d’Italia, quella che non ha mai provato troppe simpatie per il Risorgimento) spiega ad un timido don Nicola (la nuova generazione, quella del post-unità d’Italia) come mai non sia una cosa positiva il fatto che il Papa non abbia un suo territorio dove stare sicuro.
Si capisce che don Nicola, incline alle idee di quel periodo secondo cui il potere temporale del Papa sarebbe invece solo un ostacolo alla purezza spirituale della Chiesa (libera Chiesa in libero Stato), non veda di cattivo occhio la perdita di Roma da parte del Papa.
La cosiddetta Questione romana così, lungi dall’essere risolta (bisognerà aspettare il 1929, ma si ha l’impressione che non manchi molto a quella data), si delinea con nettezza nel romanzo, e polarizza gli schieramenti tra quelli che pensano sia stato un bene che il potere temporale sia stato scisso da quello spirituale, e quelli che pensano che un Papa senza regno diverrà facile preda delle potenze straniere.
Altrettanto giusta la scelta dell’autore di non precisare il periodo storico. Così il tempo della narrazione diventa anche un tempo di meditazione, per riflettere su cosa sia successo in quel periodo storico.
Nel finale non poteva mancare lo scontro tra i due “super-poteri”: la Chiesa e la massoneria, rappresentati dai rispettivi personaggi (non sveliamo troppi particolari…): la fine, agghiacciante, è ben pensata e – secondo me – ben riuscita.
In particolare la figura enigmatica dell’alto esponente della massoneria fa riflettere. Nel delineare la strategia a medio e lungo termine da questi perseguita per distruggere la Chiesa, “il vecchio” capo massone getta squarci abissali sulla mente umana e su quanto essa possa essere attratta e guidata solo dalla lusinga del potere.
“Quante volte devo dirtelo che ormai nulla ha più importanza? Quello che ho detto avverrà, puoi giurarci sul tuo Dio. Se non oggi, domani. O dopodomani. Ma nessuno può farci più niente” afferma con forza alla fine “il vecchio” al prete che ha davanti a sé.
Questa frase del vecchio massone fa venire i brividi perché è pari pari a quella che si legge sul retro della copertina: “Il resto è andato avanti da solo”.
Ma il santo prete gli obbietta placidamente: “Fossi in te penserei alla mia anima”.
“No, io tornerò nel Tutto. O nel Nulla, se preferisci chiamarlo così”.
E’ ritratta così l’eterna lotta fra l’incredulità e la fede, che Cammilleri riesce a dipingere con la mano precisa e sicura del vero artista.


Elisabetta M.



Vi segnalo parimenti anche le recensioni di Massimo Introvigne per il CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni, www.cesnur.org/2007/mi_07_21a.htm), quella ad opera di Stefano Lorenzetto per il quotidiano Il Giornale (www.ilgiornale.it/a.pic1), ed infine la recensione apparsa sull’ultimo numero della rivista Il Timone ( Luglio 2007, n.65) per mano di Silvia Scaranari.
postato da: Fabrieli alle ore 22:34 | link | commenti
categorie: italiano, attuale

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