GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams
Titolo originale: The hitchhicker's guide to the Galaxy
Mondadori, 1999
Traduttore: Laura Serra
Pagine: 212
ISBN: 978-88-04-46463-1
Prezzo: 8,40 €

Avete presente le importanti direttive della Confederazione dei Pianeti di Star Trek oppure l'Enciclopedia Galattica edita dalla Fondazione di Terminus nella creazione di Asimov? Mettetevi il cuore in pace, perché Douglas Adams si diverte a ironizzare sulle classiche invenzioni della fantascienza anglosassone.
Scritto con grande intelligenza e fine umorismo, questa Guida Galattica per gli autostoppisti si presenta fin dall'inizio come una sapiente opera di "relativismo" scientifico. Teorie scientifiche, filosofie umane, tecnologie "magiche" vengono costantemente mostrate per il loro aspetto divertente, per quel grado di auto-ironia nascosto al loro interno (senza che, in realtà, esse stesse ne siano consapevoli). Vi propongo un brano tratto dall'introduzione del libro, per farvi capire la tipologia di ironia:
"Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era affllitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta.
E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali.
[...]
E poi, un certo giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per avere detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffé di Rickmansworth capì d'un tratto cos'era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché.
Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua idea, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell'idea non si seppe mai più nulla.
Questa non è la storia della ragazza".
Questo è lo stile del romanzo, uno stile divertente, mai volgare, sempre profondo anche se leggero (sembra quasi l'attuazione perfetta di una delle cinque Lezioni Americane di Calvino, quella sulla Leggerezza). E non fatevi fuorivare dal termine che ho usato: relativismo. Qui non si mette in discussione l'uomo e la sua ricerca di senso. Quel che si ironizza riguarda l'idea di onnipotenza serpeggiante nella nostra scienza.
Fabrizio V.
it.wikipedia.org/wiki/Guida_galattica_per_gli_autostoppisti_(romanzo)
www.fantascienza.com/magazine/libri/6167www.douglasadams.com/