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giovedì, 20 settembre 2007

UN CANTICO PER LEIBOWITZ di Walter M. Miller Jr.


UN CANTICO PER LEIBOWITZ di Walter M. Miller Jr.

Titolo originale: A canticle for Leibowitz
Classici Urania, Mondadori, 1986
pagine: 284
ISBN: 88-04-31779-5
fuori commercio


Dalla biblioteca comunale (qualche volta bisogna pur andare lì, giusto per non prosciugare il portafoglio in libreria) ho reperito questo favoloso romanzo americano di fantascienza del 1959, insignito del prestigioso premio Hugo nel 1961.




Per spiegare la genesi di questo libro conosciutissimo in tutto il mondo e che negli Stati Uniti si legge tranquillamente tra i classici scolastici, bisogna risalire alla vita dell’autore: Walter Miller Jr, e all’evento che nella mente  e nel cuore di Miller ha lasciato tracce indelebili. Era il 15 febbraio 1944, infatti, quando l’antichissima abbazia di Montecassino, culla del monachesimo occidentale nonché monumento nazionale, veniva rasa al suolo da un massiccio bombardamento alleato, per il fatto (mai provato in modo inoppugnabile) che era divenuta una centrale di tiro dell’artiglieria tedesca.

Su uno dei bombardieri alleati si trovava il giovane Walter M. Miller Jr., ventiduenne elettrotecnico nativo della Florida, che non era però a conoscenza del vero obbiettivo del bombardamento.
Saputa la verità nacque in lui un grande sommovimento interiore che lo portò fra l’altro a convertirsi al cattolicesimo e poi a scrivere diversi racconti di fantascienza, e infine “Un cantico per Leibowitz” .
Il romanzo è un caso particolare nella storia della letteratura fantascientifica, perché poi Miller non ne scrisse altri. Anzi, si può dire che smise quasi di scrivere. In realtà la vena creativa non si esaurì, ma si affiovolì, sia a causa del suo carattere ombroso (non voleva conoscere nessuno), sia per motivi di salute (una forte depressione che lo portò al suicidio dopo la morte della moglie),  sia perché la sua mente fervida restò concentrata sull’idea portante del Cantico per Leibowitz concependo un seguito a quest’ultimo, un seguito incompiuto (lo terminò lo scrittore Terry Bisson su commissione dell’editore), dal titolo: Saint Leibowitz and the Wild Horse Woman”.
Ma torniamo a noi: A Canticle, come comunemente viene sopranominato, è in realtà un romanzo composto di tre racconti. Inizialmente Miller aveva pubblicato separatamente i tre racconti (come un unico romanzo che consisteva di tre parti), uno all' anno, su una rivista di fantascienza. Poi decise di mettere mano all'opera ampliandola e riscrivendola. Nacque così il Canticle così come lo conosciamo noi oggi.
I tre racconti sono ambientati rispettivamente sei secoli, dodici secoli e diciotto secoli dopo una catastrofe atomica avvenuta nel ventesimo secolo che ha distrutto la civiltà, lasciando pochi superstiti nella barbarie assoluta. La Chiesa è sopravvissuta al disastro ed è oggetto della riflessione dell’autore. 

Il primo racconto, “Fiat Homo” è ambientato in un’epoca paragonabile all’incirca all’alto medioevo e vi leggiamo l’epopea di un novizio dell’ordine Leibowitziano, frate Francis Gerard dello Utah, che rinviene dei resti collegabili al santo fondatore. Considerati come preziose reliquie, questi reperti contribuiscono alla causa di beatificazione di Leibowitz.

Nel secondo racconto, “Fiat Lux”, siamo alla vigilia di un nuovo Rinascimento della scienza moderna.
Il geniale scienziato laico Thon Taddeo Pfardentrott, a servizio però di un principe ignorante e senza scrupoli, sta ponendo le basi del metodo sperimentale ed esplora vari campi delle scienze naturali, ma ad un certo punto viene a sapere che nei sotterranei dell’abbazia di San Leibowitz sono conservati documenti dell’antica civiltà scomparsa. Quando ha finalmente modo di studiarli si rende conto che contengono una scienza avanzatissima e, benché si tratti di frammenti, possono far fare enormi balzi avanti in moltissimi campi. Si vede chiaramente come le scienze naturali stiano per emanciparsi dalla tutela religiosa e inorgoglite dalla loro forza si considerano “Luce”, bollando come “tenebre” e “oscurantismo” tutto ciò che le ha precedute, in primis la religione.

Nel terzo racconto, “Fiat Voluntas Tua”, la civiltà ha raggiunto nuovamente il punto in cui quella precedente si era autodistrutta e anche di più: ci sono armi atomiche, astronavi interstellari, macchine elettroniche ecc.
La tensione tra le due grandi potenze dell’epoca è al limite e si percepisce come imminente una escalation nucleare.
L’abbazia dell’ordine di Leibowitz c’è ancora, ma si capisce che il cristianesimo e la Chiesa sono di fatto minoranza e le loro sono considerate come opinioni al pari di tutte le altre. È forte la presenza del relativismo etico, e sorprende come uno scrittore degli anni cinquanta abbia potuto essere così profetico riguardo all’attualità di questi anni.
La Chiesa, in previsione di un olocausto nucleare che questa volta potrebbe cancellare completamente il genere umano, ha preparato un piano per sopravvivere trasferendosi sulle colonie terrestri di Alfa Centauri.
L’epilogo vede l’astronave con a bordo un gruppo di famiglie, di vescovi e di suore decollare verso la lontana colonia spaziale, come fosse un piccolo germoglio dell’umanità e della Chiesa scampato al diluvio per essere trapiantato e perpetuare laggiù ciò che ormai sulla terra è distrutto. Il momento è reso quasi tragico dal gesto dell’ultimo frate che prima di chiudere il portello scuote la polvere dai sandali, come Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città” (Mt. 10,14-15).
L'autore sembra volerci dire che l’umanità progredisce molto da un punto di vista tecnologico e molto poco da un punto di vista morale perché ripiomba sempre negli stessi errori.
Citiamo dal libro: […] (Il mondo) non è mai stato migliore, e non sarà mai migliore. Sarà soltanto più ricco o più povero, più triste, ma non più saggio, fino all’ultimo giorno. […] (pag.176).
È un concetto profondamente cristiano: in ogni epoca l’uomo, che sia colto o ignorante, tecnologico o medievale, ha sempre un cuore povero che ha bisogno di essere salvato.
Una frase, quella di Milleri, che ne ricorda un'altra. Di un salmo: "Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore".

Francesco T.


en.wikipedia.org/wiki/Walter_M._Miller,_Jr.
www.wsu.edu:8080/~brians/science_fiction/canticle.htm
postato da: Fabrieli alle ore 13:10 | link | commenti
categorie: contemporaneo, straniero

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