L'ESTATE DELL'ALTRO MILLENNIO di Umberto Piersanti
Marsilio, 2001
Pagine: 414
ISBN: 8831776606
Prezzo: 17,18 €

Quasi alla stregua di un pensatore votato alla dimensione tragica della modernità, Umberto Piersanti con questo suo libro riporta improvvisamente indietro le lancette dell’orologio all’estate del 1939, individuando in quella data uno snodo essenziale della storia che aprirà uno squarcio non ricomponibile sulla tranquillità della vita di una comunità di giovani e sullo scenario a lui caro di Urbino e delle Cesane.
Il mondo del ’39, che certo non era bello perché quella guerra l’aveva voluta e preparata, ma insomma quel mondo dove ancora non esisteva l’atomica, finito, finito per sempre.
Diversamente dalle sue precedenti opere poetiche La Breve Stagione, Il tempo differente, Passaggio di sequenza, I luoghi persi, e dal romanzo L’uomo delle Cesane, in questa circostanza i personaggi, muovendosi all’interno di un contesto storico ben delineato, escono dall’aura fiabesca del borgo rinascimentale e dall’ incantevole e consueto scenario naturale che ben conoscono i suoi affezionati lettori, per essere catapultati in un percorso non già di formazione ma di duro scontro con la realtà esterna che ne segnerà profondamente il destino.
Mentre la rovinosa disfatta nel deserto di El Alamain spezzerà con la morte la gioia di vita spensierata e gaudente, il coraggio e l’eroismo di Ettore Venanzi, la feroce e crudele campagna di guerra nei Balcani legherà i destini di Marco Petroni, poeta malinconico e studente di Urbino travagliato da amore non corrisposto per la bella aristocratica Laura Albani, e di Franco Duranti, contadino ben radicato alle tradizioni e ai sapori delle Cesane, con un filo che congiunge città e campagna, splendore architettonico rinascimentale ed incanto naturale atavico.
Seguendo il tragitto di Marco, autentica coscienza etica del libro, l’autore ci conduce con rara accuratezza di dettagli attraverso i muri, la ragnatela di vicoli angusti, le abitazioni, il Caffè Grande al centro della piazza con quell’orologio che gli Urbinati ritengono essere il centro dell’universo, lungo i torrioni, nell’elegante cortile e nella Sala delle Veglie del Palazzo ducale, costruito nella seconda metà del quattrocento da Luciano Laurana, facendoci assaporare quell’atmosfera sospesa e metafisica in cui la città è rimasta assorta come per incanto nelle tele di Piero della Francesca, Raffaello e Barocci. E qui il protagonista ritornerà alla fine della guerra e dell’esperienza partigiana riuscendo a portando con sé il pesante fardello del dolore, la coscienza amara dei sogni infranti ed un senso di impossibilità al riadattamento sociale.
Franco, invece, pur provato dalle atrocità vissute tra le alture selvagge del Durmitor, riuscirà a reintegrarsi nell’armonia del suo pattern ambientale sposandosi ed allargando il proprio nucleo famigliare proprio tra gli altipiani aspri e frastagliati delle Cesane. Siamo alle falde dei monti Nerone, Catria e Petrano , tra dense fratte di verde, calanchi di genga liscia e argentea, dove le piante disegnano percorsi fitti e aggrovigliati con tutta una serie di epifanie di olmi, carpini, quercelle, erba spagna e fiori dai colori squillanti ed i profumi intensi, nella cui descrizione Piersanti si prodiga con la stessa accuratezza di un esperto botanico.
Restando fedele alla sua innata vocazione rievocativa di cantore di un mondo rurale ormai scomparso, anche in questo romanzo il grande poeta marchigiano adotta il linguaggio dell’oralità contadina tipico del parlato pesarese, mescolandovi talvolta espressioni dialettali per dare vita ad un lessico del tutto originale nell’ambito della letteratura italiana, consegnandoci un’opera tra le più evocative che mi sia capitato di leggere.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Umberto Piersanti è nato nel 1941 ad Urbino, dove risiede attualmente e dove insegna all’università. Dirige la rivista Pelagos ed è autore dei libri di poesia La Breve Stagione (1947, Il tempo differente (1974), L’urlo della mente (1977), Nascere nel ’40 (1981), Passaggio di sequenza (1986), I luoghi persi (1944), Nel tempo che precede (2002) di romanzi L’uomo delle Cesane (1994), L’estate dell’altro millennio (2001), Olimpo (2006).
Cantore di un mondo rurale ormai perduto che evoca mediante il linguaggio dell’oralità contadina venata di suggestioni della tradizione classica italiana.
Gian Paolo G.
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